Intervista al Dott. Mario Polito Psicologo sul metodo di studio

sul giornale "Il Piccolo" di Trieste il 10 Marzo 2012 Clicca qui

«TROPPE COSE DA STUDIARE.

PUNTRARE SULLA QUALITA'»

Il pedagogista e psicologo Mario Polito alla “Scuola per genitori”: «Libri di testo sempre più ponderosi, ma le ore a disposizione degli scolari restano le stesse»

di Giovanni Tomasin

Troppo spesso il mondo dell'istruzione confonde quantità e qualità, oberando i ragazzi di studio. E troppo spesso si rompe quell'alleanza fra adulti, genitori e insegnanti, che priva i giovani di tante sicurezze. Mario Polito, psicologo, psicoterapeuta, pedagogista e scrittore conferma alcuni punti critici del rapporto scuola-famiglia nell'Italia di oggi, derivanti dalla dissoluzione del legame fra ruolo e autorevolezza: ma ne propone una lettura non solo negativa. Polito era a Trieste l’altra sera per il terzo appuntamento dell'iniziativa "Scuola per genitori" arrivata dall’associazione onlus Le Buone pratiche: per due ore all’hotel Savoia ha incantato una platea piena di padri, madri e insegnanti dissertando sul rapporto fra metodo e apprendimento. A margine dell'incontro, però, non si è sottratto ad alcune considerazioni su alcuni temi da tempo al centro del dibattito sulla scuola. In primis sul carico di studio imposto ai ragazzi: «Oggi ci sono troppi contenuti - ha spiegato -. Si può verificarlo osservando la lievitazione che i libri di scuola hanno subito negli ultimi 15 anni. I testi si ingigantiscono ma le ore a disposizione degli studenti restano le stesse».

Il problema, spiega Polito, è che troppo spesso si confonde la qualità con la quantità: «Questa sovrabbondanza di compiti e informazioni finisce per rendere più difficile l'apprendimento. C'è una frase del filosofo greco Talete: "Insegna e apprendi il meglio". Un criterio selettivo che dovrebbe stare in tutte le classi». A una domanda sul mutamento avvenuto negli ultimi decenni nel rapporto fra studente e insegnante, Polito ha aggiunto: «Un tempo l'autorevolezza del docente derivava in modo automatico dal ruolo. Oggi non è più così: l'insegnante autorevole è quello che è riuscito a conquistarsi questo status. Ci si guadagna il rispetto dei ragazzi spiegando con chiarezza e stando al loro fianco, preoccupandosi che imparino davvero ciò che insegniamo loro».

Il professore ha infine considerato la tendenza odierna di parte dei genitori ad addossare tutte le colpe al corpo docente, fenomeno che alle volte assume forme eclatanti e approda nei tribunali: «È naturale difendere la prole, ma le famiglie di oggi sono troppo protettive. I genitori tendono a schierarsi con i figli anche quando hanno torto, quando non studiano. L'insegnante non può diventare il capro espiatorio di ogni problema. Si è persa un'alleanza fra adulti, tutti quanti, che andrebbe ricreata. Io lavoro con i ragazzi quotidianamente, sento le loro opinioni, ed è palese come questi contrasti ci facciano perdere credibilità ai loro occhi: sanarli è un'occasione anche per noi».

Il fatto che dal ruolo non derivi più in modo univoco l'autorità non è per forza un male, ha aggiunto il professore: «La fine dell'autorevolezza automatica, quella che deriva dal ruolo, è anche una cosa positiva. Nel mondo contemporaneo non si può più imporre l'autorità fascista basata su "Dio, Patria e Famiglia". Ognuno di noi ha invece il compito di conquistarsi la sua autorevolezza, e questo può essere un bene tanto per gli adulti quanto per i ragazzi».

10 marzo 2012