Teoria della Gestalt F.Perls

TEORIA DELLA GESTALT

 FRITZ PERLS: L'IO, LA FAME E L'AGGRESSIVITÀ

Franco Angeli Editore 1995. Traduzione di Mario Polito e di Clelia Fabris.

 

 

L'Io, la fame e l'aggressività: un fondamento ancora inesplorato della Gestalt Terapia.

Articolo del Dott. Mario Polito, pubblicato in Quaderni di Gestalt, n. 15, 1992, pp. 41-49. In rispetto ai diritti sul copyright, se si utilizza questo articolo, o parti di esso, si deve citare la fonte dove è stato pubblicato.


Ci sono numerose ragioni per leggere questo libro di Perls, scritto nel 1942.

Perché ha un valore storico, in quanto costituisce il primo testo fondamentale di quella che sarà la Psicoterapia della Gestalt. Da questo libro appare chiaro l'apporto di Perls in qualità di fondatore della Psicoterapia della Gestalt.

Perché in esso si possono rintracciare chiaramente le origini storiche e teoriche della Psicoterapia della Gestalt. Tra gli autori citati predomina S.Freud, come autore privilegiato. Perls riconosce la sua importanza ed originalità, ma ne critica alcuni concetti. Oltre a Freud, sono citati W.Reich, A.Adler, C.Jung, K.Goldstein, S.Friedlander, F.M.Alexander, K.Horney, G.Groddeck, H.Deutsch, e molti altri ancora.

Perché in esso sono sviluppati, coerentemente da un punto di vista teorico, tutti i concetti fondamentali della Psicoterapia della Gestalt: il concetto di campo organismo-ambiente (I.1), il rapporto figura-sfondo (I.6), le funzioni dell'Io (II.7, II.8, III.7,) l'aggressività (I.13), l'importanza della assimilazione (Parte II), i concetti di confluenza (II.1), di introiezione (II.5), proiezione (III.10), retroflessione (II.3).

Perché tale libro è una fonte, una miniera di osservazioni teoriche e cliniche. Il tono del libro è vario: si passa da brani teorici molto impegnativi a brani più leggeri, a frasi sintetiche, a battute garbate ed ironiche.

Perché è un libro della maturità teorica e clinica di Perls. Esso segna il distacco, meglio, la "transizione" dalla psicanalisi freudiana, che non viene rigettata, ma analizzata criticamente; Perls direbbe "masticata" ed assimilata. Tale "masticazione" gli permette di assimilarne le parti valide e di scartarne gli errori (II.4). La psicanalisi, comunque, rimane sullo sfondo e da essa Perls si differenzia, mettendo in evidenza, in primo piano il suo nuovo ed originale approccio. La psicanalisi era focalizzata sull'importanza dell'inconscio, dell'istinto sessuale, del passato, della causalità, dell'associazione, del transfert, della repressione, ma sottovalutava le funzioni dell'Io, dell'istinto della fame, l'importanza del presente, della progettualità, della concentrazione, delle reazioni organismiche, della retroflessione.

Le tre parole chiavi del titolo: "Io, fame e aggressività" sintetizzano l'approccio di Perls, focalizzato sulla capacità dell'Io di soddisfare i propri bisogni (fame) attraverso una attività autoaffermativa (aggressività), con cui "mordere" e "masticare" l'ambiente per assimilarlo, se è nutriente, o per distruggerlo, se è nocivo.

Freud era focalizzato sull'Es, Perls è focalizzato sull'Io. Freud sopravalutava la sessualità, Perls rivaluta l'istinto della fame, che a lui sembra più arcaico e fondamentale. Freud radicava l'aggressività nell'istinto di morte, Perls radica l'aggressività nella tendenza vitale dell'organismo all'autoaffermazione (I.13).

Il libro è suddiviso in tre parti. La prima parte descrive il rapporto organismo-ambiente, la seconda parte è focalizzata sulla assimilazione (metabolismo), la terza parte riguarda la terapia della concentrazione, secondo un approccio organismico ed olistico.

Il concetto di campo organismo-ambiente. Perls elabora un approccio olistico della personalità, centrato sul concetto di campo organismo-ambiente e sul concetto di autoregolazione organismica (I.3), concetto teorizzato sia da K.Goldstein che da W.Reich.

La scienza tradizionale era concentrata sullo schema lineare di causa-effetto, la scienza moderna, secondo Perls, è focalizzata sulla concezione del "campo" organismo-ambiente (I.2). La concezione di campo organismo-ambiente privilegia l'osservazione delle relazioni e del contesto. Da qui emerge la spinta teorica ad abbandonare la psicologia associazionistica di Freud per optare per una teoria e terapia del campo organismo-ambiente. Perls introduce esplicitamente (I.2) la psicologia della Gestalt, che è focalizzata sulla configurazione, "gestalt", delle parti all'interno di un insieme, da cui essa trae significato.

Perls suggerisce, perciò, di analizzare il "come" e non il "perché" degli eventi (I.1, I.11). L'analisi del "come" permette di descrivere, in una visione olistica, anche polarità che si contrappongono, riuscendo a tener conto sia della unione e che della distinzione degli opposti (S.Friedlander).

L'uomo è un organismo vivente che ha bisogno del mondo per soddisfare i propri bisogni.

All'interno del campo organismo-ambiente ha luogo la funzione dell'Io.

L'Io è una funzione dell'organismo, che attraverso l'identificazione ("Questo è mio") e l'alienazione ("No. Non voglio! Via da me!") stabilisce, da un lato, il contatto e, dall'altro, la separazione, cioè i confini, tra l'organismo e l'ambiente. (II.7)

L'Io non è una sostanza ma una funzione. L'Io è la funzione integrativa (II.8) della personalità. L'Io è funzione amministrativa (II.8) che consiste nel dirigere le azioni per soddisfare il bisogno emergente dell'organismo.

Ogni inibizione e repressione restringe i confini dell'Io (II.7).

Per rafforzare la funzione Io, Perls suggerisce di utilizzare la prima persona singolare al posto della terza persona, per assumersi la responsabilità dei propri pensieri, azioni, emozioni e sintomi. Invece di dire "Mi è venuto un forte mal di testa, quindi...", suggerisce di dire "Ho prodotto in me (nel mio corpo) un forte mal di testa per...".(III.7). "Senza assumersi piena responsabilità, senza riconvertire i sintomi nevrotici nelle funzioni consapevoli dell'Io, non è possibile nessuna guarigione" (III.7).

Perls, inoltre, insiste molto sul presente, il qui e ora, perché è il tempo reale dell'equilibrio organismico.

La nevrosi nasce al conflitto tra i bisogni organismici e le richieste sociali (I.8). Il sintomo centrale della nevrosi è l'evitamento (I.8). L'antidoto migliore della nevrosi e dell'evitamento è il contatto. La fobia è la tipica tendenza dell'evitare. Perls sostiene (I.8) che l'evitamento indebolisce la personalità. Il contatto, sia amichevole che ostile, rafforza la personalità. Con l'assimilazione si possono incorporare le parti buone. Con l'aggressività si possono rifiutare o annientare le parti nocive. E' meglio dire di "no" che evitare o perdere il contatto.

L'assimilazione.

Attraverso l'assimilazione, il cibo diviene parte della persona. Per assimilare il cibo si ha a disposizione, innanzitutto, l'apparato dentale. I denti incisivi servono per spezzettare, i denti molari servono per masticare e triturare.

L'assimilazione è importante sia per l'assunzione del cibo fisico che per l'assunzione di cibo mentale o idee (II.1).

Perls osserva che l'analisi delle "resistenze orali" è stata trascurata nella psicanalisi, mentre sono state enfatizzate le "resistenze anali".

Egli approfondisce il tema delle resistenze orali, analizzando il disgusto, la repressione del disgusto (II.2), il "complesso del succhiotto" (II.6). Chi non usa la sua abilità del mordere si trasforma in un poppante per tutta la vita (II.2). Inoltre, quando l'aggressività biologica non viene scaricata attraverso il mordere e il masticare, l'aggressività si trasforma in aggressività paranoica, proiettata all'esterno.

Il "complesso del succhiotto" consiste nell'aggrapparsi a qualcuno o a qualcosa da cui succhiare cibo, senza prendersi la responsabilità di mordere ed aggredire le situazioni difficili in cui ci si imbatte. Questo oggetto a cui ci si aggrappa come ad un succhiotto può essere una persona, un principio, una teoria scientifica, un feticcio, e talvolta la stessa analisi (II.6).

Perls, inizialmente affascinato da Freud e dalla psicanalisi, aveva "ingoiato" tale approccio senza digerirlo. Solo, in seguito "masticando le teorie psicanalitiche e ponderando ogni boccone non digerito, mi ritrovai a diventare sempre più capace di assimilare le sue parti valide e di scartare i suoi errori e costruzioni artificiali" (II.4).

Perls è molto attento, nell'ambito della terapia, ad evitare l'introiezione. Egli sostiene che non è corretto spingere il paziente ad introiettare l'analista, le sue interpretazioni. Perls adotta un approccio diverso, che evita l'introiezione, affinché il paziente possa masticare ed assimilare le proprie esperienze (II.4).

L'introiezione senza assimilazione è un processo patologico (II.5) e dà origine alla personalità "come se", il cui Io è formato da solo introiezioni indigeste.

Al livello clinico, il compito della psicoterapia non è riportare l'inconscio al livello della coscienza, ma ristabilire la funzione dell'Io di "rimasticare" il contenuto inconscio del passato (cioè, le situazioni non finite, i problemi non risolti, i rancori, i debiti non pagati) e preparare così la sua assimilazione (II.5).

La terapia della concentrazione.

Perls definisce il suo nuovo approccio terapeutico come "terapia della concentrazione". La concentrazione significa andare diritti al centro di una situazione (III.2). Essa, come l'attenzione e l'interesse, è una manifestazione del fenomeno figura-sfondo. La concentrazione è una funzione dell'Io.

Perls distingue la concentrazione positiva, guidata dall'interesse spontaneo, dal fascino, dal concetto popolare di concentrazione, cioè la concentrazione negativa, caratterizzata dallo sforzo, dal senso del dovere, dalla costrizione, dalla contrazione muscolare, dalla irritabilità e fatica (III.2).

Il fine della psicoterapia è quello di ristabilire l'autoregolazione organismica. Per raggiungere questo scopo, Perls suggerisce il mezzo della terapia della concentrazione, o dell'azione spontanea dell'organismo, che raggiunge direttamente i propri scopi.

La terza parte del libro è ricca di suggerimenti e di esercizi, il cui scopo è quello di migliorare la consapevolezza dei bisogni organismici e giungere con più facilità all'autoregolazione organismica.

Gli esercizi sulla concentrazione sul mangiare sono definiti da Perls come la "quintessenza" (III.3) del libro. Suggerisce di masticare consapevolmente, esprimendo in tal modo la naturale aggressività dentale. L'obiettivo è evitare l'introiezione, il "complesso del succhiotto" e l'inibizione della aggressività. Gli esercizi sulla masticazione del cibo fisico sono un ottimo allenamento per la masticazione del cibo mentale : "Una frase correttamente masticata ed assimilata ha maggior valore di un intero libro che sia stato solamente introiettato " (III.3).

Perls propone anche l'esercizio del silenzio interno (III.6) per riuscire a mettersi in contatto con gli strati più profondi della propria esistenza, al di là del mormorio mentale, delle parole, del linguaggio. L'obiettivo è quello di diventare consapevoli del nostro equilibrio organismico, riguadagnare l'armonia di pensiero ed essere, riuscire ad apprezzare in modo genuino la realtà.

La terapia della concentrazione fornisce, secondo Perls, una via breve ed efficace alla "rinascita emotiva" (III.4). Per questo Perls suggerisce che se un paziente sta parlando di suo padre e gli si chiede di visualizzarlo bene davanti a lui, si verificherà in lui un impatto emotivo più ampio (III.4). Da qui nasce la tecnica della sedia vuota (di cui non parla in questo libro) come mezzo tecnico per visualizzare in terapia la persona assente.

Gli esercizi (che nelle opere successive verranno teorizzati con il concetto di "esperimento gestaltico") sono qui fondati teoricamente sul concetto di "ricondizionamento" organismico. Si tratta di aiutare il paziente a recuperare il contatto con i suoi bisogni organismici, e ristabilire l'autoregolazione organismica.

Il nevrotico si è allontanato dal sé biologico, dall'equilibrio dell'organismo. La terapia, perciò, ha il compito di ristabilire tale il contatto. Nell'organismo nevrotico infuria una "guerra civile" (III.9) combattuta tra il sistema motorio che tende a reprimere e a bloccare e le energie organismiche che lottano, invece, per l'espressione e la gratificazione. "Il nostro scopo attraverso la concentrazione è quello di ristabilire le funzioni-Io e di dissolvere la rigidità del corpo e la pietrificazione dell'Io, cioè il carattere" (III.9).

A tal fine, Perls suggerisce (III.9) come esercizi di concentrazione corporea, il rilassamento (ma non alla maniera di Jacobson "Devi rilassarti"), la ginnastica, la concentrazione corporea sulle tensioni, sui dolori, sulla stanchezza, sui sintomi.

Dopo aver presentato la struttura generale del libro, può essereutile analizzare altri concetti fondamentali. Tra i più importanti si possono scegliere i seguenti: la distinzione tra consapevolezza ed autocoscienza retroflessa; la dimensione corporea; la proiezione; la retroflessione; il concetto di integrazione della personalità.

Distinzione tra consapevolezza ed autocoscienza retroflessa.

Perls distingue (III.12) tra consapevolezza ("Awareness") e autocoscienza retroflessa ("Self-consciousness").Il termine "self-consciousness" può essere tradotto anche come iper-riflessione su di sè o come iper-coscientizzazione. La consapevolezza ("awareness") guida con naturalezza l'organismo alla soddisfazione dei propri bisogni all'interno del proprio ambiente. La consapevolezza è la percezione interiore del proprio essere e del proprio fare in una unità armoniosa (III.12). L'autocoscienza retroflessa ("self-consciousness") è considerata da Perls come una patologia della consapevolezza, perché, quando si verifica, si è focalizzati solo su di sè, senza riuscire a connettere i propri bisogni con l'ambiente. In questo caso, ci si trova come in una zona intermedia, in una terra di nessuno: né in contatto con se stessi e i propri bisogni, né in contatto con l'ambiente. Non si è né in figura né sullo sfondo (III.12). L'autocoscienza retroflessa porta alla paralisi, come successe al millepiedi, quando gli fu chiesto di rispondere quale piede muovesse per primo.

La cura dell'autocoscienza retroflessa può avvenire attraverso lo smantellamento delle retroflessioni ed il passaggio dalla focalizzazione su di sè alla concentrazione sull'oggetto, verso cui rivolgersi direttamente e spontaneamente.

La dimensione corporea.

Perls, in tutto il libro, considera molto attentamente la dimensione corporea degli stati emotivi. Ad esempio, definisce l'ansia (I.9) come l'eccitazione accompagnata da un inadeguato apporto di ossigeno. Collega la balbuzie ad una inadeguata espressione dell'aggressività e ad una cattiva respirazione (III.14). Affronta il problema etico del bene e del male in termini di autoregolazione organismica (I.7), collegandolo, inizialmente, ai concetti di gratificazione e di frustrazione, e, dopo, al concetto di proiezione (I.7). Sostiene, ad esempio, che una condizione per la cura del nucleo paranoideo è la sensazione del processo di defecazione (III.11), in quanto si può individuare un collegamento tra espulsione organismica e proiezione. Inoltre avanza l'ipotesi secondo cui la proiezione sia al principio un processo analogo al vomito (III.11), cioè riguarda la non assimilazione ed espulsione del materiale non utilizzato.

Perls concorda con W.Reich nel ritenere che la contrazione muscolare è correlata alla repressione. Attraverso la contrazione muscolare cronica si crea una negazione delle sensazioni organismiche, una insensibilità e "frigidità" sensoriale ed emotiva.

Perls descrive un particolare meccanismo nevrotico di negazione delle sensazione organismiche. Si tratta del concetto di "negazione della negazione", o di "resistenza contro la resistenza", con cui egli intende (III.11) un meccanismo nevrotico, che invece di disfare una negazione, sviluppa una negazione contro la negazione. Ad esempio, per negare il desiderio di vomitare (prima negazione) si nega la sensibilità del palato (seconda negazione). La stitichezza è la negazione del bisogno naturale della defecazione. La doppia negazione si verifica, ad esempio, quando si va al bagno non in seguito allo stimolo della defecazione, ma per vincere la stitichezza. Per disfare tale doppia negazione è necessario ripristinare l'autoregolazione organismica.

Il concetto di proiezione

Perls distingue tra espressione e proiezione (II.10). Il carattere sano esprime le sue emozioni, il carattere paranoico le proietta. Ogni nevrosi comporta delle difficoltà nell'espressione di sè.

La proiezione si verifica quando vengono attribuite e visualizzate nel mondo quelle parti rifiutate della propria personalità. La proiezione dipende dalla mancata assimilazione delle parte introiettate. In tal modo si inserisce un circolo vizioso tra introiezione e proiezione (II.11). Nella proiezione paranoica il "nemico" è introiettato ed invece "distrutto" tramite l'aggressività dentale della masticazione, viene "espulso", proiettato all'esterno, e vissuto come persecutore (II.11). "Se una attività è proiettata, l'Io sperimenta se stesso come passivo; nel caso dell'aggressività proiettata, si sente attaccato" (II.11).

In tale contesto, il complesso di castrazione (accompagnato, ad esempio, dalla fantasia della vagina dentata) può essere visto come proiezione della propria aggressività all'esterno (II.10).

Nel paranoide, secondo Perls, è presente la megalomania o il "complesso dell'esule" (II.12). Nella fase della introiezione, o fase di idendificazione con le feci, il paranoide si sente come lo sporco ("complesso dell'esule"); nella fase di proiezione, o di alienazione, si sente superiore e considera il mondo come sporco (megalomania) (II.12).

La proiezione depriva la personalità delle funzioni di contatto dell'Io. La persona che proietta perde energie, si svuota e si impoverisce. Nella psicoterapia, spesso, il paziente proietta sul terapeuta quelle parti di sé che non accetta in se stesso. E' il ben noto concetto del transfert. Perls precisa che il transfert non è una semplice ripetizione, o riedizione, del passato, ma la rievocazione di situazioni incompiute che richiedono un completamento. La proiezione impedisce tale completamento. Bisogna dapprima riconoscere le proiezioni come proprie e poi assimilarle, per ampliare il contatto con la realtà. Secondo Perls, un criterio per la cura psicanalitica è quando il paziente vede il suo analista come persona e non come shermo su cui egli proietta i suoi transferts (III.10).

Il mondo dei sogni costituisce, secondo Perls, un ambito in cui è facile riconoscere le proiezioni. I sogni piacevoli rappresentano una realizzazione del desiderio, quelli spiacevoli contengono una proiezione. Se si sogna di essere morsi da un serpente è utile ricercare il serpente velenoso che è nascosto nel proprio carattere (III.10). Perls scrive: "Ogni volta che l'aggressione dentale non è espressa ma proiettata, si avranno sogni in cui si è inseguiti da cani, leoni o altri animali simbolici che mordono". Dopo aver individuato le proprie proiezioni, è necessario riconoscerle come parti della nostra personalità e non come appartenenti al mondo esterno. E' necessario assimilarle. Se, al contrario, si introietta la parte proiettata (ad esempio, se si introietta il nemico, su cui si è trasferita la propria aggressività repressa) si incrementa la propria paranoia.

Le persone che esprimono se stesse, non sono paranoiche. Le persone paranoiche non esprimono se stesse in modo adeguato (III.10).

Chi non esprime la propria aggressività tende a proiettarla sul mondo esterno, sugli altri, sugli eventi, sul passato, sulla propria coscienza (che diventa un giudice severo). Per tale ragione, Perls suggerisce, in terapia, la riappropriazione (re-identificazione) (II.10, II.11) delle proiezioni per riappropriarsi delle funzioni dell'Io che costituiscono una personalità integra.

Perls nel capitolo sulla visualizzazione (III.10) suggerisce di imparare a esprimere se stessi prima nella fantasia e poi nella realtà ed usare la fantasia o l'immaginazione come mezzi per avvicinarsi alla realtà.

Il concetto di retroflessione.

La retroflessione è rivolgere a se stesso o contro se stesso quello che doveva essere indirizzato all'ambiente. Una retroflessime comporta una scissione della personalità in due parti: una parte attiva ed una parte passiva (III.8).

La terapia per curare la retroflessione, secondo Perls, è più semplice della terapia per curare le repressioni e le proiezioni (III.8). Nella retroflessione non è danneggiata la funzione Io. L'Io sbaglia solo direzione. Mentre nelle repressioni e nelle proiezioni la funzione Io è indebolita.

La retroflessione è come il muro su cui la palla lanciata dall'Io rimbalza e torna indietro contro l'Io (III.8). Tale muro è costituito dalla coscienza (Superio), dall'imbarazzo, dai tabù moralistici, dalla paura delle conseguenze.

Bisogna disfare le retroflessioni, abbattendo tale muro, per facilitare il contatto con l'ambiente, per far giungere ad esso le proprie richieste e le proprie critiche.

Le retroflessioni più importanti sono: l'odio diretto contro il sé (che conduce all'autodistruzione, al suicidio), il narcisismo, l'autocontrollo, meglio il super-controllo. Una persona supercontrollata, afferma Perls, è come quel guidatore che guida l'auto tenendo premuto costantemente i i freni. Egli logorerà i freni ed il motore (III.8).

Altre forme di retroflessione sono: il pensare (quando sostituisce l'azione), l'introspezione (retroflessione attiva), ipocondria (retroflessione passiva), l'autorimprovero.

Il concetto di integrazione della personalità.

Il capitolo finale del libro è intitolato: "Dr.Jekyll e Mr Hyde" (III.16). Il messaggio contenuto in esso è l'integrazione della personalità. Si tratta di superare la scissione e la polarizzazione di parti buone e di parti cattive. "L'essere umano è stato scisso in due opposti: l' "angelo" e il "diavolo". L'uno apprezzato e gradito, l'altro detestato e rifiutato. Ma l'uno non può esistere senza l'altro, come la luce non può esistere senza la sua ombra" (III.16). E' necessario integrare la parte nobile e spirituale, rappresentata dal Dr.Jekyll, e la parte materiale ed animale, rappresentata da Mr.Hyde, se si vuole evitare la distruzione dell'umanità.

Si può raggiungere tale integrazione rinunciando prima di tutto all'oppio mentale degli ideali (idealismo) e poi entrando in contatto con la realtà.

Scrive Perls: "L'umanità si renderà mai conto che un ideale è solo un bel miraggio, ma che è incapace di fornire il cammello reale, con l'acqua reale, per un viaggio reale, attraverso un deserto reale?" (III.16).

La Psicoterapia della Gestalt presenta oggi molte scuole o molte anime. Spesso la loro contrapposizione è dettata dalla mancanza di una discussione dei fondamenti teorici e dalla sopravvalutazione dello stile personale dei singoli terapisti. Ma ogni stile ha bisogno di una teoria entro cui collocarsi creativamente. Questo libro può essere utile in tale direzione.

Perls riteneva nel 1969 che alcune parti del libro fossero superate, ma non è superata l'impostazione teorica, che è stata invece fertile e ci regalato una nuova forma di psicoterapia.

Perls, nella prefazione del 1969, scrive: "Senza una adeguata prospettiva, un terapista è perso fin dall'inizio". Ed aggiunge: "Ego, Hunger and Aggression faciliterà l'acquisizione di questa prospettiva".

In sintesi, il valore di questo libro è quello di fornire una prospettiva, uno sfondo, da cui possa emergere la creatività dello stile del singolo terapeuta.

Vorrei concludere con una osservazione di Perls a proposito dell'importanza della masticazione del cibo fisico e del cibo mentale. Perls scrive:

"Ognuno guadagnerà molto di più per la sua conoscenza e intelligenza leggendo un buon libro sei volte che leggendo sei buoni libri una volta".

Questo è uno di quei buoni libri, che meritano di essere assimilati.